Le pubblicazioni
Fin dalla sua fondazione, ISTORECO si è impegnato in un’intensa attività editoriale, contribuendo alla produzione e diffusione di volumi dedicati alla storia del Novecento, con particolare attenzione al territorio livornese. Nel tempo, lo sguardo si è ampliato oltre i confini locali, abbracciando temi e contesti nazionali ed europei, sempre con l’obiettivo di promuovere la conoscenza storica e la riflessione critica.
Questa produzione riflette l’identità di ISTORECO come centro di ricerca, divulgazione e formazione, capace di coniugare rigore scientifico e attenzione alla dimensione pubblica della storia. Attualmente abbiamo una collana editoriale presso la casa editrice ETS di Pisa.
Se siete interessati ad avere un volume inviateci una mail a istoreco.livorno@gmail.com o contattateci allo 0586.809219.
E tu, come hai fatto?
“E tu, come hai fatto?” è la domanda che Françoise, combattente comunista nella Resistenza francese sopravvissuta ad Auschwitz, rivolge a se stessa e alle compagne, Poupette, Ida, Mado, Louise, Marie- Louise, con le quali ha condiviso la lotta partigiana e la deportazione, le cui figure e storie ricordano quelle di alcune protagoniste di Chi porterà queste parole? (ETS, 2025), l’opera teatrale in cui Charlotte Delbo racconta la vita nel lager. In questa pièce Françoise, voce all’autrice, si interroga sulla sopravvivenza, la memoria e il dopo Auschwitz. Un testo essenziale, dove la scrittura diventa un atto di resistenza e verità, per raccontare ciò che resta quando si è attraversato l’indicibile, per capire come sia possibile tornare e “rientrare nella vita” poiché, come dice Mado, “sono morta ad Auschwitz e nessuno se ne accorge”. Scritta nel 1971 e pubblicata postuma a Parigi solo nel 2013, E tu, come hai fatto? è un’opera intensa e profondamente toccante, dallo stile asciutto e frammentato, una prosa poetica, a tratti un flusso di coscienza che, come tutti i testi di Delbo dedicati all’esperienza di Auschwitz, va ben oltre la cosiddetta littérature des camps.
Chi porterà queste parole?
Chi porterà queste parole? di Charlotte Delbo è l’unica opera teatrale scritta da una sopravvissuta alla deportazione nazista dedicata all’esperienza concentrazionaria femminile. In scena 23 deportate politiche che si raccontano e raccontano la vita nel lager, una vita di orrore e morte ma anche di coraggio e speranza. La domanda che dà il titolo al testo è il fine ultimo che le protagoniste della pièce perseguono formando una catena umana fatta di solidarietà e resistenza, affinché ce ne sia una che ritorni per dire. Un fine accompagnato dall’intima, consapevole paura di non essere credute poiché, scrive Delbo, “là da dove ritorniamo le parole non volevano dire la stessa cosa”. Ecco che allora il titolo è anche un richiamo alla responsabilità, in chi dà voce e ascolta quelle parole, a prenderle e portarle con sé, custodirle e condividerne la memoria. Scritta nel 1966, quella di Delbo è un’opera di straordinaria potenza, che ha visto la sua prima rappresentazione italiana nel 2015 a Livorno nella traduzione che qui presentiamo. A portarla in scena la compagnia Effetto Collaterale con la regia di Francesca Talozzi e Alessia Cespuglio.
PCI in Toscana dalla liberazione allo scioglimento
a cura di Catia Sonetti (ETS, 2021). Suddivise in quattro sezioni fotografiche, le 268 immagini che compongono il volume raccontano il radicamento capillare che il Partito Comunista Italiano conobbe in Toscana tra il 1945 e il 1991. Un viaggio lungo e ricco di sfumature, capace di riflettere nell’eterogeneità territoriale della regione una parte importante della storia repubblicana del Paese. Dalle battaglie civili alle grandi questioni internazionali, passando per l’attivismo richiesto dalla vita di partito e le affollatissime feste de l’Unità, gli scatti presenti in queste pagine si pongono l’obiettivo di recuperare lo spirito di partecipazione collettiva che contraddistinse l’esperienza del Partito Comunista Italiano, valorizzandone la dimensione collettiva condivisa e trasmettendone la memoria pubblica e privata.
Ricordi d'infanzia
di Roberto Samaia (Istoreco, 2021). Un giovane ragazzino di origini livornesi e con il padre ebreo, si trova a vivere durante il periodo terribile della persecuzione antiebraica e della guerra. La sua crescita inizialmente è segnata dai giochi, dall’affetto dei parenti, dai successi scolastici. Con l’arrivo dei bombardamenti sulla città, Torino, nella quale con la famiglia si è trasferito, tutto cambia. La memoria proposta ripercorre tutte le tappe dello sfollamento che portano questo nucleo familiare prima nel territorio pisano, poi nel Lazio, successivamente a ritroso vicino a Lucca, poi a Molina di Quosa e finalmente l’arrivo in una Roma liberata dagli Alleati per poi, a molti mesi di distanza, realizzare il rientro nel capoluogo piemontese. Una vicenda dove tutto viene travolto dalla guerra, dalla violenza tedesca e fascista, dall’aiuto di alcuni italiani disposti a correre dei pericoli per aiutare una famiglia mista. Una crescita quindi accelerata e drammatica che il nostro, a distanza di molti anni, ripercorre con grande analitici e partecipazione e che l’Istoreco ha deciso di proporre ai giovani lettori.
Un'altra costa
di Francesco Dei (ETS, 2021). Alla fine della Seconda guerra mondiale l’esodo giuliano e dalmata svuotò le terre dell’estremo nordest – passate all’amministrazione e poi alla sovranità Jugoslavia – della loro popolazione italiana, o italianizzata. Nella neonata Repubblica, in cui gran parte di quegli italiani si reinsediò, alcune città mostravano, più di altre, i segni del conflitto: fra esse Livorno, ingombra di macerie e con tanti spazi requisiti, fino al 1947, dai militari alleati. Ma se pochi esuli si fermarono a Livorno, molti vi transitarono in cerca di lavoro o in attesa di una nave.
Costruito su fonti archivistiche e spogli di stampa, questo piccolo volume ricostruisce i vari livelli dell’assistenza pubblica e l’auto-organizzazione dei profughi, sotto la guida dei loro corregionali da tempo residenti in città; offre qualche dato sui posti di lavoro conservati o ritrovati; illustra progetti riusciti e non riusciti d’insediamento abitativo; tratteggia le reazioni dei livornesi – fra orientamento dei partiti e condotta degli enti locali, passioni rosse e vibrazioni risorgimentali – all’arrivo di persone perlopiù disoccupate e bisognose, nonché animate da sentimenti politici diversi da quelli prevalenti in zona.
La vicenda non comune di un militante comunista. Bruno Bernini e le sue carte.
di Michela Molitierno e Catia Sonetti (ETS, 2020). La pubblicazione esce non casualmente vicino all’anniversario della nascita del Partito comunista italiano, quel Partito nel quale Bernini militò dagli anni Quaranta fino alla sua morte, realizzando un progetto sia privato che pubblico di emancipazione dei più significativi nella realtà labronica.
Bernini fu promosso a livello dell’organizzazione centrale del suo Partito sin dalla fine del secondo conflitto mondiale; da quella posizione passò nella Federazione giovanile comunista accanto a Enrico Berlinguer e fu poi inviato a presiedere la Federazione mondiale della Gioventù Democratica a Budapest, carica nella quale rimase per nove anni.
Dal pane alla politica
Il 1917 è stato un anno di svolta fondamentale nella storia della prima guerra mondiale e più in generale nella storia del Novecento. Eventi eccezionali come la rivoluzione russa, l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto, la gravissima crisi alimentare e la rotta di Caporetto sottoposero a molteplici tensioni e a notevoli sfide i “fronti interni”, intensificando il senso di stanchezza verso le condizioni sempre più dure imposte dal conflitto. I contributi presenti nel volume cercano di cogliere l’impatto di quei drammatici eventi e le molteplici forme assunte dal diffuso desiderio di pace in un microcosmo territoriale della Toscana tirrenica. Dopo quasi due anni di rassegnazione o di proteste sommesse, nelle province di Livorno e di Pisa donne, uomini e ragazzi, nelle campagne come nelle città, tornarono a manifestare con notevole forza la propria opposizione alla guerra. Rivolte per il pane, forme di ostruzionismo e atti di sabotaggio quotidiani, scioperi, agitazioni di segno politico, preghiere sospese fra aspirazioni di pace e l’obbedienza dovuta allo stato di guerra contribuirono a un mutamento del clima generale con cui le autorità e la società in guerra furono chiamate a fare i conti fino al termine del conflitto.
Il mondo in casa
A partire dal quadro analitico proposto da Tiziano Distefano e dai successivi saggi di Sandra Burchi e di Caterina Satta che mettono a fuoco il tema del lavoro di “badante”, il testo propone una riflessione su questa particolare attività dei nostri tempi. Non solo numeri e flussi migratori, ma anche storie di donne che si intrecciano con lo sguardo dei loro datori di lavoro e della rete di solidarietà che esiste nella città di Livorno e che, sostituendo il ruolo dello Stato, cerca di fare incontrare la domanda con l’offerta.
Questo volume è il primo passo verso un’analisi più approfondita di questa tematica, realizzato mediante il contributo dello SPI CGIL livornese e grazie all’attenzione e alla cura degli autori.
Una città in fuga
Nel corso della seconda guerra mondiale, e in particolare nei mesi a cavallo tra il 1943 e il 1944, Livorno conobbe un vero e proprio esodo della sua popolazione civile. A causa degli intensi bombardamenti alleati, circa 90.000 cittadini labronici furono costretti a riversarsi nelle campagne, in un’area molto vasta che andava dalla provincia di Lucca a quella di Grosseto, passando da quella di Pisa. Lo sfollamento, che cominciò nella sua forma più radicale dopo i bombardamenti del maggio 1943, fu un fenomeno di massa, che andò a coinvolgere una parte sostanziale del territorio toscano. In una realtà di per sé già molto difficile, si andarono ad inserire anche le vicende e le frizioni che scossero, dopo il settembre del 1943, l’Italia rimasta sotto l’autorità della Repubblica Sociale Italiana. Fu quindi fra gli sfollati che i membri della comunità ebraica labronica provarono a nascondersi, con alterni successi, e fu sempre tra gli sfollati che nacque e si sviluppò la resistenza in armi. L’obiettivo di questo saggio è quello di ricostruire la complessità di un’esperienza, quella dello sfollamento, ancora troppo spesso ignorata dalla storiografia italiana sulla seconda guerra mondiale.
Un soldato toscano nel primo conflitto mondiale
Corrado Mascagni, partito a 19 anni per la guerra da Rosignano Marittimo, ci introduce senza preamboli dentro il clima di un evento più grande di lui. La sua inedita memoria manoscritta, qui pubblicata nel centenario della fine della Prima guerra mondiale, ricostruisce con lucida precisione la sua personale esperienza di soldato partito per il fronte nel 1917, testimone diretto della tragica ritirata di Caporetto, e tornato a casa solo nel gennaio 1920.
Gli altri e Ilio Barontini
Ciò che unisce le figure politiche e umane ricostruite in questa ricerca è un filo rosso esile, cioè l’essere stati in Unione Sovietica. Ma a ben vedere (eccetto Vasco Jacoponi, Athos Lisa e Aramis Guelfi) si tratta di alcuni dei massimi dirigenti del Pci di allora, in particolare Ettore Borghi, Armando Gigli, Angelo Giacomelli, Silvano Scotto. Del resto il Pci mandava in Urss elementi già sperimentati e più promettenti. Uomini ormai del tutto dimenticati. Quanto a Barontini, che certamente è la personalità di maggior rilievo politico, la ricerca ha scavato su alcuni problemi ancora aperti e irrisolti: come e perché fu inviato in Unione Sovietica, con note negative, e come si configurò il suo ruolo nella Russia di Stalin. Concentrando quindi l’attenzione sul breve, ma molto importante, periodo francese e poi appunto sull’esperienza nell’emigrazione in Urss. Emerge in sostanza un profilo di Barontini come stalinista a tutto tondo. Fu permeato da quella temperie politica come quasi tutti i dirigenti del Pci di quei tempi, tanto più se si trovarono a vivere ed operare nell’Urss. Il mito, di cui è stato da sempre circonfuso, si è nutrito di una perniciosa rinuncia a un serio approccio critico. Come invece merita, dato che è stato uomo del suo tempo, non ha partecipato a deliziosi balli di gala ma ha attraversato le fasi più dure e drammatiche della storia del XX secolo. Poteva essere solo cavaliere dell’ideale?
Spaesamenti
Sono passati più di 70 anni dal 25 aprile 1945: gli studi storici non hanno mai smesso di indagare le vicende della Resistenza e della società italiana in tempo di guerra, questioni fondamentali per la comprensione del nostro paese oggi. Ogni tempo pone domande differenti al passato, segno del cambiamento degli strumenti concettuali e delle sensibilità interpretative.
Rosso Creativo
Il catalogo, curato da Margherita Paoletti, raccoglie le informazioni e tutto il materiale della mostra “Rosso Creativo. Oriano Niccolai: 50 anni di manifesti” organizzata dall’Istoreco nel novembre 2013. Il catalogo ha le prefazioni del presidente Istoreco Laura Bandini e del presidente della Fondazione Livorno Luciano Barsotti, contiene i ricordi di Bruno Magno, Sergio Staino e Daniele Tabellini e l’introduzione del direttore Istoreco Catia Sonetti.
Il catalogo, curato da Margherita Paoletti, ed edito da Belforte Editore nel 2013, raccoglie le informazioni e tutto il materiale della mostra “Rosso Creativo. Oriano Niccolai: 50 anni di manifesti” organizzata dall’Istoreco nel novembre 2013.
La mostra è un tour nell’universo creativo di Niccolai e nella storia per immagini del Partito comunista italiano. Si scoprono le varie facce del grafico rosso: dai pionieristici approcci, nei primi anni Cinquanta, nel mitico “Nido delle aquile” della federazione del Pci livornese fino alle campagne elettorali ideate a partire dagli anni Sessanta per la federazione nazionale e le varie federazioni regionali. E poi una selezione per grandi tematiche (il lavoro, la pace, le donne, i giovani) e i focus sulle Feste dell’Unità e sull’evoluzione delle tecniche nella grafica. Il catalogo ha le prefazioni del presidente Istoreco Laura Bandini e del presidente della Fondazione Livorno Luciano Barsotti, contiene poi i ricordi di Bruno Magno, Sergio Staino e Daniele Tabellini di Fupete/Studio Nasonero (autore del manifesto della mostra) e l’introduzione del direttore Istoreco Catia Sonetti. La biografia di Niccolai e i testi di presentazione delle varie sezioni sono curati da Margherita Paoletti.
Gastone Orefice. Un giornalista livornese nel mondo
Gastone Orefice (1922-2006), ebreo livornese e giornalista di vasta esperienza internazionale, si presenta nelle pagine di questo volume come un vero e proprio “testimone del suo tempo”. Al centro del libro c’è la lunga intervista che Orefice concesse nel 1994 a Catia Sonetti. Intorno a questo dialogo sono poi accostati ricordi e riflessioni di importanti giornalisti che lo hanno conosciuto come maestro e come amico (Furio Colombo, Vincenzo Pascale, Alessandra Farkas, Mila Crespi Gaudio, Gianna Pontecorboli, Duccio Faggella).
Il libro, corredato anche da un ricco repertorio iconografico, è arricchito poi dalla premessa a cura del sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, dalla presentazione dello storico Michele Luzzati e dalla bella scheda anagrafica curata da Lidia Orefice. In appendice anche l’elenco commentato dei libri del Fondo Orefice che il giornalista decise di donare alla biblioteca dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Livorno.
Attraverso tutti questi segmenti si delinea la storia privata e pubblica di Gastone Orefice, giornalista livornese ed ebreo negli anni della tempesta. Si comprendono i punti salienti della formazione della sua personalità e della sua professionalità. Lo si contestualizza in una famiglia borghese di Livorno degli anni Trenta e Quaranta, si possono inquadrare i suoi continui spostamenti per mettere in salvo la pelle nel periodo delle leggi razziali, lo si segue nel suo lavoro di giornalista che con il passare degli anni, lo assorbirà completamente e lo porterà ai vertici dell’organizzazione nazionale ed estera della stampa.
Buriazia
Buriazia è un libro che ha al suo interno molti libri, o per meglio dire molte sono le narrazioni che sviluppano la vicenda, centro dell’interesse: una ragazzina nata poco dopo il passaggio del fronte nella campagna pisana, figlia di una partigiana locale e di un soldato azero, sfuggito ai tedeschi e unitosi alla banda dei ribelli. Un piccolo paese di cavatori, Castellina Marittima, separato al suo interno dalla divisione tra antifascisti e fascisti. Una famiglia numerosa e articolata, quella materna, dove la protagonista trova braccia affettuose per la sua prima infanzia. Una madre segnata dalla separazione forzata dal suo giovane compagno che, una volta sceso nella grande città vicina, Livorno, viene intercettato dagli inglesi che gli fanno un foglio di rientro per la grande Unione Sovietica. Così il giovane che non sa ancora che diventerà presto padre, si imbarca a Taranto per rientrare in patria e, al suo arrivo, lo aspettano dieci anni di Siberia.
Ma il libro è anche la ricostruzione dei tentativi fatti a caldo da sua madre per rintracciare il suo giovane sposo, sparito nel nulla, tramite il Partito comunista, l’associazione Italia-Urss, con risultati assolutamente negativi. Da una disponibilità iniziale si passa a risposte fredde e evasive. Intanto però Catia è stata trasferita dalla madre a Livorno, città con la quale mai si identificherà e, una volta cresciuta, comincia, in contrasto con la madre, la sua personale ricerca del padre, questo padre così diverso dagli alti: alto, biondo e che suonava il violino. Sia per la determinazione dell’autrice che per l’intervento del caso, alla fine riuscirà trovarlo.
Ha fatto bene l’Istoreco di Livorno a pubblicarlo perché la storia riguarda un periodo che è al centro delle indagini di un Istituto come questo, ma ha fatto bene anche perché è una prova narrativa di grande spessore e non ultimo, è la prima prova narrativa di una donna.
Costruire insieme. La bilateralità nelle costruzioni a Livorno: storia dell’Ente Livornese Cassa Edile
L’edilizia è un settore dove da sempre vige il lavoro precario: i cantieri si aprono e si chiudono in continuazione, gli operai vengono assunti fino alla fine dei lavori, poi devono cercare un altro impiego. Ben prima di diventare familiare all’intero mondo del lavoro in Italia, la precarietà fa parte del patrimonio genetico di un settore fondamentale dell’economia. Ma al contrario di quanto viene solitamente pensato, quella edile non è affatto una categoria arretrata: proprio il confronto precoce con i problemi dell’insicurezza del lavoro ha spinto i soggetti organizzati (imprenditori e sindacati) a trovare delle formule originali e innovative per dare risposte all’instabilità lavorativa e ricomporre, al di fuori delle imprese, la frammentazione in cui versa il mondo delle costruzioni. Dalla fine degli anni ’50 sono nate così le Casse Edili, enti bilaterali dove i rappresentanti dell’impresa e dei lavoratori collaborano per fornire agli operai un livello adeguato di sicurezza sociale. Attraverso la storia dell’Ente Livornese Cassa Edile, ricostruita in questo volume in occasione del suo 50º anno di vita, si getta così uno sguardo su un’istituzione poco conosciuta della storia del lavoro del nostro paese. Ripercorrendo le tappe di questa vicenda, il volume ricostruisce i cambiamenti avvenuti in campo economico e sociale, le trasformazioni radicali del settore delle costruzioni nel corso di questi cinquanta anni, le dinamiche alterne nei rapporti tra le parti sociali, il mutamento di significato del lavoro in edilizia per i suoi protagonisti, per i lavoratori, i loro rappresentanti e gli imprenditori: tutti elementi che formano la lunga storia della Cassa edile livornese, avviata nel dicembre del 1961 nella sede dell’Associazione industriali di Livorno, a pochi passi dalla seicentesca Villa Attias.
Le mie memorie sulla Guerra
La Resistenza e la Liberazione a Castagneto Carducci. Una piccola memoria locale in un linguaggio vicinissimo al parlato tipico di queste parti della Toscana per voce di Irio Salvadori, che rievoca alcune giornate del momento del passaggio del fronte, nel 1944. In modo diretto e senza mediazioni, il lettore vede scorrere davanti agli occhi alcune immagini molto forti che ricordano un passato vicino ma lontanissimo da questo nostro presente.
Un giovane ragazzo che invece di frequentare le scuole lavora in campagna, porta le mucche al pascolo, aiuta i genitori in uno scenario di guerra dove si alternano senza filtri particolari gli invasori, i tedeschi, gli americani nella veste di liberatori, i partigiani nella veste di antifascisti, ma anche donne, contadini, paesani. Questo gruppo corale assiste dal proprio angolo visuale il passaggio della grande Storia che stavolta, anche loro malgrado, lo coinvolge e lo costringe a decisioni repentine. La sua salvezza dipende dal buon senso ma anche dal caso. Tutto è molto precario e quando tutto sembra per finire, si fa estremamente incerto.
Quella di Irio Salvadori non è una “memoria” in senso stretto ma è una rievocazione di un passato che sente il dovere di non dimenticare e di consegnare ai giovani perché ricordino. Accanto ai ricordi personali ci dà alcuni riferimenti generali, cronologici e di significato che servono a delineare un quadro dove la microstoria di Castagneto rientra nella macrostoria del mondo attraversato da una guerra sanguinosa e senza uguali.
Stiamo nel mondo
Questo saggio ripercorre la storia del Centro Mondialità Sviluppo Reciproco, individuandone le matrici culturali. La scelta di intitolare il Centro allo “sviluppo reciproco” – ricorda il fondatore, don Carlo Leoni – suscitò malumori nello stesso clero, intaccando lo schema consolidato di un’identità cattolica autosufficiente rispetto al mutare storico, per la quale l’istituzione ecclesiastica possedeva la verità integrale sull’uomo, senza dover ricorrere a alcun apporto esterno. Negli “anni di guerra fredda” era “impensabile credere ad un concetto del genere”, l’espressione sembrava strana: “numerose persone, anche di alto livello culturale, mi chiedevano con curiosità e perplessità: “Ma perché reciproco? Cosa abbiamo noi da prendere da queste popolazioni?”. “Reciproco” era quasi “una parola proibita, perché c’era ancora il comunismo” (Intervista a Carlo Leoni, 30 novembre 2011).
Lo sfondo che emerge dal saggio è quello di un nuovo terzomondismo cattolico, nato dalla contestazione giovanile e dal dissenso post-conciliare. Il percorso dell’associazione, che oggi costituisce una realtà consolidata nel panorama della cooperazione internazionale, ha superato i profondi mutamenti socio-politici degli anni ottanta, sapendo interpretare le esigenze ed i bisogno determinati dalla crisi delle ideologie e dall’avvento della globalizzazione. Allo stesso tempo, lo spirito delle origini, costituito dalla volontà di agire concretamente per sostenere l’integrazione e l’emancipazione delle figure marginali della società, è rimasto inalterato, dimostrandosi un saldo collante per un’esperienza ormai più che trentennale.
Una manifestazione operaia contro il fascismo
“Alle 22,45 poca gente è in casa – faceva molto caldo – e si stava bene all’aperto, quando, correndo, esce di casa una nostra conoscente che – eccitata – ci dice che la Radio sta trasmettendo una notizia sensazionale. La seguo (noi non possedevamo la radio) e ascoltiamo il famoso comunicato … Intanto, da altre parti del Paese, i compagni conoscono la notizia e vengono a cercarmi… la notizia si diffonde rapidamente da persona a persona. Molta gente è al Cinema e racconteranno poi che i primi a uscire dal locale, furtivamente, sono stati i fascisti avvertiti da amici e familiari corsi a riferire la notizia.
Si discute, si festeggia fino a notte inoltrata, ma già la mattina successiva, il 26, si discute come organizzare una grande manifestazione che si decide di fare il giorno successivo, partendo dalla fabbrica”.
28-5-1943. ``Era di maggio``
Quando Livorno viene bombardata per la prima volta dai reparti dell’aviazione angloamericana, l’Italia ha già conosciuto i bombardamenti aerei fin dalle prime fasi del conflitto (giugno-ottobre 1940), durante i quali sono state colpite Napoli, Palermo e Catania. L’andamento delle incursioni aeree sull’Italia è infatti correlato alla guerra nel Mediterraneo e alle esigenze dei vari scenari bellici: la guerra in Grecia, la campagna in Nord Africa, lo sbarco in Sicilia
Tra l’autunno del 1943 e l’estate del 1944, anche il Centro Italia iniziai ad essere fatto oggetto di “bombardamenti tattici”, che puntano a distruggere le principali linee di comunicazione e le zone in prossimità del fronte.
La scelta della cremazione a Livorno
I profili biografi ci di oltre 160 persone legate al mondo della cremazione livornese: un piccolo ma significativo spaccato per raccontare i caratteri di una scelta culturale sulla fine della vita che, dal 1885 ad oggi, ha inciso profondamente sui meccanismi identitari della città. I profili biografici di oltre 160 persone legate al mondo della cremazione livornese: un piccolo ma significativo spaccato per raccontare i caratteri di una scelta culturale sulla fine della vita che, dal 1885 ad oggi, ha inciso profondamente sui meccanismi identitari della città.